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L'angolo di Geta [AMA]

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Messaggio Da Gnuccaria Ven Set 14, 2018 4:38 pm

I social network sono una grande invenzione. Riescono a compiere qualcosa che fino a qualche anno prima era considerato impensabile o molto faticoso: trovare gente con le stesse passioni e persone che non si trovavano da molto tempo per colpa di un destino magari sarcastico che rese le loro vite parallele. I social network hanno permesso la creazione e la crescita di fenomeni che, senza internet, sarebbero ancora relegati ad essere oggetto di nicchia o di gruppi in perenne diaspora, salvo rari casi. Appassionati di serie TV, di motori, di sport, appartenenti alla stessa matrice ideologica e politica, finalmente tutti uniti per costruire qualcosa di grande.

I social network sono decisamente più versatili dei forum, che all'epoca della loro nascita erano l'unico luogo pubblico nell'etere in grado di fargli concorrenza. La virtù dei neonati fu nella praticità d'uso, come succede per ogni tecnologia che soppianta il padre. Nel caso dei social network bastava inserire i propri dati per poter accedere ad un numero teoricamente illimitato di contatti e di gruppi: un sogno. Discutere degli ultimi fatti di attualità o della cessione del proprio centravanti preferito erano cose che si potevano fare solo al bar sotto casa, e magari in un dialogo nemmeno così costruttivo e stimolante, vista la bassezza dei contenuti proposti dal cliente medio. Ripristinare i contatti con una vecchia compagna delle elementari era qualcosa di impensabile. Possiamo considerare i social network come il figliol prodigo di internet inteso come World Wide Web, la gigantesca rete che riesce a far dialogare senza problemi un bolognese con un abitante di Anchorage sul grande scandalo della Danske Bank: chi lo avrebbe mai fatto, nel 1970?
Eppure, col tempo, questi luoghi di aggregazione, di ricreazione anche, sono riusciti a fare da cassa di risonanza alle proprie idee a tal punto da prendere per vero solo ciò che la nostra mente reputa sia vero. Si fortificano le convinzioni di persone che non sanno niente di nulla ma che, per qualche motivo, si fanno la propria idea. Si va a costruire una sorta di "mondo parallelo" che ruota intorno ai nostri dogmi, mondo che in realtà esiste solo in quel ben definito intervallo di tempo che intercorre dall'accesso ad internet fino alla disconnessione. Ed emergono i veri problemi: purtroppo niente è come sembra, e l'impatto è traumatico.

Avete mai pensato di vivere in una simulazione? Di vivere in un mondo creato apposta per voi in cui niente è reale e tutto si muove secondo una logica ben definita a priori, e che tutto ciò che constatate sensorialmente sia solo la risposta naturale a questa logica, un output? Cosa può provare un cieco di fronte ad uno spettacolo mozzafiato e in che modo può descrivere le sue sensazioni?
In realtà, secondo diversi esponenti della comunità scientifica è molto probabile che la nostra esistenza non sia altro che una simulazione, ma non divaghiamo.

Il problema di fondo è che, quando due "mondi paralleli" entrano in rotta di collisione tra di loro, nessuno può prevedere con chirurgica precisione cosa si andrà a formare. Si possono sgretolare, si possono fondere, chi lo sa? Noi si: si respingono. Ed il risultato di tutto ciò è una fortissima polarizzazione del dibattito sociale. Esistono il bianco ed il nero, non una infinita gamma di sfumature di grigio in cui trovare un compromesso tra i due mondi.
Ed è un trauma perché vi si sente tutto il disagio di dover mettere pace tra due ragazzini ribelli ed in crisi ormonale, di dover mediare tra due parti che non offrono un lembo di stoffa su cui cucire un'intesa.
Una qualsiasi persona dotata di un minimo di intelligenza e pazienza prova a mettersi comodo e riflette. Chi ha torto? Chi ha ragione? Cosa ne penso io a riguardo? Quali possono essere le soluzioni più efficaci per rimediare a tutto ciò? Cosa posso fare io per poter risolvere il problema?
In medio stat virtus andava dicendo qualche vecchio saggio barbuto. Ma chi ha il coraggio di tendere la mano a chi sembra sempre voltarsi dall'altra parte?
Poi vedi che esiste gente più furba, più eloquente e più forte che si fa paladino della causa persa, che si erge a protettore dei deboli e anzi compie una feroce campagna di diffamazione del "nemico", ossia chi non la pensa come te. Aggrega le masse, le plasma a proprio piacimento e le dirige come un direttore d'orchestra.
Siamo arrivati al punto da reputare "chi non la pensa come te" ad un qualcosa da annichilire con tutte le proprie forze: roba da matti! Ma con quale forza troviamo il coraggio di guardarci allo specchio?
E chissenefrega se nascondo la verità, le edulcoro o la manipolo per esaltare ciò che diventa acqua del mio mulino, il fine a quanto pare giustifica i mezzi, qualunque essi siano. Chissenefrega se poi predichi bene e razzoli malissimo, riuscendoti a giustificare dicendo che non sei il primo a commettere cazzate. Chissenefrega della dignità, della coerenza e di altri valori che di certo non posso utilizzare sempre ad ogni cambio di vento: siamo liquidi, prendiamo la forma della discussione che si genera, siamo sempre e solamente nel giusto.

Va a finire che, ad un certo punto, ti stanchi. Ti rendi conto che nessuno vuole niente, nessuno vuole mettersi in gioco, ma che tutti vogliono avere voce in capitolo e ragione su tutto. E chi sei tu, povero illuso, da cercare di far venire alla ragione a tutti? Che succede se metti in guardia qualcuno dalla realtà dei fatti? Cerchi di argomentare nella maniera più semplice ma non spicciola, portando a confermare la tua tesi da diverse fonti di un certo livello, che a loro volta hanno documentato i loro fatti dimostrati con sperimentazioni e risultati trovati con le più disparate tecniche scientifiche, e poi? E poi succede che si volta. E tu ti stanchi. Scorri in giro, guardi posti e vedi che diventa tutto un porcaio, una gigantesca guerra dei mondi che non risparmia niente. Stai seduto su un meteorite e vedi questi immensi pianeti collidere e respingersi in un eterno valzer universale.
Non se ne va a capo.
E tu ti senti stanco, sai che osservare non è divertente, anzi alla lunga frustrante, e te ne vai. Questo sono i social network oggi: posti di una tossicità a livelli mai visti, piattume ovunque e persone che non vogliono far niente se non avere ragione. Gente che si scanna in una gigantesca battle royale in cui tutti i partecipanti ne escono vinti, con maggiori divisioni e con la matassa ancora là, in un lato, da sbrigliare.
Non hanno più lo charme di una volta. Li segui, sì, ma con sempre meno voglia, sembra un dovere morale più che uno svago da cesso. Non ti interessa niente di nessuno e ti fai, piano piano, sempre più indifferente. "Non me fotte un ca***" ti ripeti in mente ma sai che, sotto sotto, ti importa eccome. Ci tieni a cercare di far rinsavire le persone, quelle stesse persone che inevitabilmente incontri prima o poi quando sarai disconnesso, che sia al supermercato, sul bus, in un concerto, magari anche una tua amica. E non puoi far finta che non esista, è là di fronte a te. Non è più un nome: ha un volto e due braccia, come te. Ma non la pensa come te, a quanto pare, però ti offre un caffè o il piacere di una chiacchierata sulla banchina, in attesa del bus in ritardo.

Ritrovi un briciolo di umanità.
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Messaggio Da Ospite Lun Set 17, 2018 9:00 am

La dimostrazione che hai ragione è la presenza di "non mi piace" a questo intervento così bello e profondo!
Se non sei allineato sei il nemico... Fa parte del limite di noi umani!

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